02 Dicembre 2016   •   News

A proposito del romanzo La sabbia di Léman
di Andrea Malagamba

Abbiamo il piacere di riproporre il bellissimo intervento del critico letterario Andrea Malagamba, da lui proposto in occasione della presentazione di La sabbia di Léman alla Libreria del Viaggiatore qualche giorno fa. Colpiti dalla qualità e dalla profondità dell’analisi gli abbiamo chiesto il permesso di pubblicarlo. Lo ringraziamo per l’opportunità e vi invitiamo a immergervi in questa lettura!   La sabbia di leman PIATTO “La proposta di introdurre un reading del nuovo romanzo di Carmine Sorrentino alla Libreria del viaggiatore ha destato inizialmente in me una certa preoccupazione: essendomi occupato per lo più di poesia e di serialità televisiva, sentivo il genere “romanzo” come un territorio ignoto, di difficile decifrazione. Sin dalla lettura delle prime pagine di La sabbia di Léman, tuttavia, ho compreso di essere di fronte a una forma del raccontare estremamente affine al mio modo di sentirmi a casa nella letteratura. Per spiegarne le ragioni, non posso che affidarmi ad alcune considerazioni svolte da Giacomo Debenedetti negli anni Sessanta. Nelle sue lezioni successivamente raccolte sotto il titolo Il romanzo del Novecento, Debenedetti utilizzava alcuni aspetti della scrittura di James Joyce, e in particolare di Dedalus e dell’Ulisse, per illuminare la specificità del romanzo contemporaneo e, per certi versi, della contemporaneità stessa, pervenendo alla distinzione tra “narratore” e “romanziere”. Per il narratore è generalmente il ritmo dell’azione a rivelare «un senso, un’intenzione della vita» (G. Debenedetti, Il romanzo del Novecento [1971], Garzanti, Milano 2001, pp. 293). Debenedetti aveva in mente soprattutto il romanzo realista e naturalista dell’Ottocento, e pensava quindi a narrazioni che riproducessero una certa idea della realtà e del mondo da proporre ai lettori, e a un ritmo tale da coinvolgere e affabulare chi leggeva: la successione dei fatti narrati diveniva così un importante strumento di persuasione, il mezzo per coinvolgere il lettore in una determinata, e si potrebbe dire preimpostata, visione della realtà. Il romanziere, viceversa, oppone al ritmo incalzante dell’azione il tempo lungo e lento della riflessione, e lo fa attraverso la descrizione di oggetti, personaggi e situazioni che rivelano significati diversi da quelli che appaiono più immediatamente. Nel caso del narratore, la vicenda basta a se stessa ed ogni suo elemento funziona se funziona l’insieme a cui esso dà vita; nel caso del romanziere, invece, la vicenda raccontata costituisce una sorta di lente, di filtro per osservare qualcos’altro. Scriveva Debenedetti: «Detto in modo molto approssimativo: è come se il mondo si fosse dualizzato in ciò che appare e in ciò che viene manifestato da quanto appare». In qualche modo, dunque, si accostava la scrittura del romanziere a quella del poeta, nella sua peculiare capacità di trasportare il lettore non nel fuori di azione bensì all’interno di una meditazione. Queste due forme di narrazione prevedono, credo, due lettori e due forme di coinvolgimento molto diversi: nel primo caso, un lettore molto ricettivo, pronto a farsi trasportare dagli eventi, a farsi trascinare, per così dire, fuori di sé e dalla propria routine; nel secondo, un lettore più creativo, in grado di sostenere tale sguardo duale sul romanzo: la capacità di seguire la storia da un lato, quello di seguire se stesso mentre legge la storia, dall’altro. Credo che sia questa la qualità prevalente della scrittura di Carmine Sorrentino, sicuramente romanziere più che narratore: quanto più La sabbia di Léman trasporta il lettore in spazi e in ritmi che non sono i propri, tanto più lo riporta verso se stesso, lo costringe a leggere se stesso mentre legge (…)” Per continuare a leggere il testo CLICCA QUI